Storia di un Ufficiale Italiano nella Seconda Guerra Mondiale


Questa che segue è la storia di un soldato italiano, divenuto ufficiale alcuni anni prima della Seconda Guerra Mondiale, il resoconto è stato fedelmente ricostruito sulla base di documentazione ufficiale e a seguito di corrispondenza dello stesso soldato. Carteggio rinvenuto dopo la sua morte.

Parliamo del soldato Hajnal Zoltan nato a Fiume il 29 agosto 1904. Dal suo Stato di Servizio della Repubblica Italiana, Distretto Militare di Venezia, del 22 gennaio 1949, abbiamo evidenziato i passi salienti:

3 gennaio 1925 arruolato come soldato di leva.

5 settembre 1925 inviato come A.U.C., Allievo Ufficiale di Complemento, alla scuola di Artiglieria Contraerea di Bra.

15 dicembre 1925 diviene Caporale.

15 marzo 1926 diviene Sergente.

26 giugno 1926 promosso Sottotenente di complemento al 1° Gruppo Contraerea.

30 settembre 1926 congedato e inviato al Distretto Militare di Trieste.

7 giugno 1934 richiamato alle armi per istruzione.

25 marzo 1935 promosso Tenente.

Dal 5 al 19 settembre 1939 richiamato alle armi per istruzione.

26 febbraio 1941 richiamato in servizio per esigenze eccezionali e assegnato al LXI Gruppo Artiglieria Contraerea.

8 aprile 1941 imbarcato a Bari per l’Albania.

Dall’8 al 23 aprile 1941 ha partecipato ad operazioni di guerra alla frontiera Greco-Albanese col LXI gruppo da 76/40.

7 dicembre 1941 diviene Capitano con uno stipendio di 14.700 lire.

5 gennaio 1942 trasferito al Quartiere Generale Comando Superiore FF.AA. Grecia.

Dal 18 novembre 1942 all’8 settembre 1943 ha partecipato ad operazioni di guerra nello Scacchiere Mediterraneo al Quartiere Generale dell’11° Armata

 

 


 

Questa medaglia non è ufficiale, venne fatta coniare dalle famiglie dei combattenti a ricordo dell’occupazione della Grecia.

 

 

16 settembre 1943 prigioniero di guerra dei tedeschi ad Atene. Tradotto in Germania.

Nel 1944 rientra in Italia e alla fine della guerra, il 12 maggio 1948, in sede di Giudizio Discriminatorio, gli vengono inflitti 10 gg. di A.S. (Arresto Semplice) con la motivazione di aver aderito alla R.S.I. Repubblica Sociale Italiana, la pena viene comunque condonata per Decreto Presidenziale n° 10 del 24 giugno 1946.

In ogni caso il nostro soldato riuscirà a dimostrare di essere stato costretto ad aderire per validi motivi di salute e quindi poter tornare in Italia per curarsi.

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riportiamo sinteticamente quanto scritto in una lettera inviata dal Capitano Zoltan al Comando Presidio Militare di Venezia il 14 luglio 1946, corredata da documentazione allegata, proprio per giustificare la sua parziale e momentanea adesione alla R.S.I. per “gravi motivi di salute”:

L’8 settembre 1943 a seguito del Radioproclama del Generale Badoglio, da parte tedesca viene notificato che tutti gli ufficiali italiani sarebbero stati concentrati in Italia, a comprova di ciò gli veniva lasciato l’armamento personale. Il 16 settembre la tradotta con circa 1000 ufficiali arrivava al confine con l’Ungheria e qui veniva comunicato che il paese non permetteva il transito di tradotte armate, con l’inganno gli italiani venivano disarmati e la tradotta proseguiva per Linz dove avrebbe dovuto deviare per il Brennero.

Interessante è il fatto che il Capitano Zoltan conosceva perfettamente l’ungherese e parlando con alcuni ferrovieri alla stazione di confine, aveva capito che sicuramente i tedeschi li avrebbero disarmati, ma per evitare un bagno di sangue, d’accordo con gli altri ufficiali, si vide costretto ad accettare la situazione.

A Linz si materializzava l’illusione e la tradotta dirigeva verso nord, attraverso tutta la Germania, fino a Stablack (Koeningsberg).

Piastrino originale del Capitano Zoltan

Lo Stalag 1 A corrisponde al campo d’internamento di Stablack, Prussia Orientale, e prese il nome dalla stazione di Stablack. Durante la guerra, dal 1939, nel campo furono rinchiusi circa 47.000 polacchi, 35.000 francesi, 23.000 belgi, dopo il 1941 30.000 russi, poi italiani e inglesi. Nel 45 con l’arrivo dei russi i prigionieri rimasti furono spostati verso occidente, ma purtroppo una parte rimase in custodia dei russi per altri sei mesi.

Da questo momento in poi è un susseguirsi di spostamenti in vari campi di concentramento, Beniaminov (Varsavia), Bikulice (Przemysl), Norimberg.

 

 

 

 

 

 

 

Nel frattempo la salute del nostro ufficiale subiva un forte deterioramento, in modo particolare gli veniva diagnosticato uno stato di avanzato congelamento alle mani.

A questo punto il Capitano si vedeva costretto ad una parziale adesione alla R.S.I., in modo particolare si impegnava a non combattere i tedeschi, pur di riuscire a rientrare in Italia per curarsi.

In Italia veniva sottoposto a svariate visite a Bologna, Ospedale Militare di Abbazia, ed infine all’Ospedale Militare di Trieste la commissione medica lo dichiarava abile per 6/10.

Dopo ulteriori peripezie venne messo in congedo dal Distretto Militare di Fiume.

 

 

 


 

 

Nella sua lettera al Presidio Militare di Venezia del 14 luglio 1946, scrive testualmente: …tengo a precisare che la mia adesione (alla R.S.I.) era soltanto formale senza alcuna intenzione di collaborazione in nessuna forma… e precisa che è riuscito a:

– non prestare un solo giorno di servizio militare dopo l’8 settembre 1943

– non frequentare nessun corso di addestramento in Germania, rimanendo sempre in qualità di internato militare

– non prestare mai giuramento

– esimersi da qualsiasi atto di collaborazione anche da civile (organizzazione Todt) che avrebbe potuto essere del benché minimo valore.

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non entriamo nel merito di questa condensata storia riportata utilizzando documenti d’epoca, non vogliamo giudicarla ma solo raccontarla, certi che disgraziatamente, con sfumature diverse, sia stata simile per molti soldati italiani. Purtroppo è storia che dopo l’8 settembre 1943 molti soldati si sono trovati sbandati e senza ordini e malauguratamente molti di costoro furono internati in Germania come forza lavoro e molti altri, come la Divisione Aqui, sono stati sterminati pur non avendo nessuna responsabilità diretta.

 

Stefano

 

p.s. il materiale qui pubblicato è stato restituito al legittimo proprietario al fine di conservarlo per futura memoria.

 

 

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Smorzatori di vibrazioni

Superfice superiore del vassoio (di appoggio dell'apparato radio)

 

Il ritrovamento è particolare sia per la tipologia del pezzo che per la località, alle spalle di Nettuno, dove è stato effettuato, visto che nella zona non sono noti campi di aviazione.

Il pezzo è sembrato subito interessante, sia perché è stato trovato insieme a bustine di razione di caffe US Army che per la presenza di sei smorzatori di vibrazione tipici di supporti per apparati radio, del tipo tuttora usati in applicazioni aeronautiche.

Le dimensioni sono 57x20x5 cm. circa.

Dopo la pulizia degli smorzatori è emerso su ciascun cuscinetto in gomma il nome della ditta costruttrice, LORD Co. ERIE PA. (www.lord.com), con sede appunto ad ERIE Pennsylvania USA, sulle sponde dell’omonimo lago Erie.

 

La LORD, che produce tuttora smorzatori per vibrazione anche per applicazioni aeronautiche, contattata, ci ha subito risposto e messo a disposizione due ingegneri del supporto tecnico, J. Markiewicz e G. Baker, per aiutarci ad identificare il ritrovamento attraverso i disegni di progetto (blue print) disponibili nel loro archivio.

Dettaglio di uno smorzatore di vibrazione

Dopo un mese di ricerche di archivio i tecnici hanno confermato che il pezzo è un vassoio di supporto su cui veniva installata la radio, di impiego aeronautico e risalente al secondo conflitto mondiale.

Dettaglio degli smorzatori di vibrazione

Tuttavia i tecnici della LORD non sono riusciti ad identificare il tipo di aeromobile su cui era installato il pezzo per i due motivi che seguono: il primo è perché la LORD costruiva gli smorzatori che poi vendeva alla ditta costruttrice dell’apparato radio e non a quella costruttrice dell’aeromobile, il secondo perché il codice identificativo del modello degli smorzatori non è purtroppo leggibile sul pezzo, date le sue condizioni di preservazione.

A questo punto la ricerca si è spostata dagli archivi della LORD ad una ricerca sul campo presso il National Museum of the US Air Force (www.nationalmuseum.af.mil), per individuare un eventuale presenza del pezzo sugli aeromobili in esposizione presso il museo stesso. Il museo contattato direttamente dai tecnici della LORD purtroppo non ha rilevato la presenza del pezzo sugli aeromobili in esposizione.

Gli smorzatori di vibrazione

 

In conclusione, l’analisi effettuata ha permesso di indentificare il pezzo come un vassoio di supporto per l’installazione di un’apparato radio di uso aeronautico, sicuramente risalente alla Seconda Guerra Mondiale, purtroppo però non è stato possibile risalire al modello aeromobile su cui veniva installato.

La ricerca estesa nei dintorni del ritrovamento non ha evidenziato altri oggetti utili alla identificazione del modello di aeromobile, per il momento…..

Superfice inferiore del vassoio

Si ringraziano i tecnici Mr. Markiewicz e Mr. Baker per la costante collaborazione nel mese che ha interessato la ricerca negli archivi LORD e presso il National Museum of US Air Force della Wright Patterson Air Force Base di Dayton OHIO.

Goffredo

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The finding is peculiar either for the piece itself and for the back area of Nettuno (ITALY) where it has been discovered, due to the fact that there are not airfields in the area.

The piece has immediately been filed as interesting, because it was located in the same hole with american K-ration coffee bags and due to the installation of six vibration dampers typical of radio equipment, still in use for aeronautical purposes.

Dimensions are: 60x20x5 cm.

After a good cleaning, dumpers were discovered to be engraved with “LORD Co.ERIE PA” (www.Lord.com) on each rubber bearing.

Lord is the name of the dampers manufacturer, having its headquarters in Erie, Pennsylvania USA, by the lake ERIE.

Lord, which still produces vibration dampers for aeronautical application, has been contacted and reported with the finding. They immediately put us in contact with 2 technical engineers, J.Markiewicz and G. Baker who were more than helpful to identify the finding through blue prints available in their files.

After a good month of research, the two technicians confirmed that the piece is a radio support tray for aeronautical installation and dated back to Second World War.

Nevertheless, the two technicians couldn’t identify the type of aircraft model the tray was installed on, for 2 main reasons: one is because LORD built dampers to be sold directly to the manufacturer of the radio equipment and not to the aircraft manufacturer. The second is because the identifying code (part number) of the dampers model is not visible due to the preservation conditions.

At this point, the research has moved from Lord archives to the National Museum of the US Airforce ( www.nationalmuseum.af.mil) to possibly identify a piece like ours, still built in one of the aircraft exposed in the museum itself. We are still waiting for final assessment by the museum personnel.

As a conclusion, the analysis conducted has allowed us to identify the piece as a tray support for the installation of radio equipment for aeronautical use dated back World War II, but to date it wasn’t possible to certify the model of aircraft the tray was installed on.

The research conducted in the neighborhood of the finding has not given any evidence of other aircraft pieces.

A warm thank you to LORD technicians, Mr Markiewicz and Mr Baker for the constant cooperation through LORD archives and through National Museum of US Airforce from Wright Patterson Airforce Base , Dayton OHIO, USA.

Goffredo

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Cospicuo rinvenimento di fascetti MVSN

Questa galleria contiene 6 foto.

Questo sorprendente ritrovamento è stato effettuato da un piccolo gruppo di ricercatori dell’ALARIS. La particolarità del rinvenimento non sta negli oggetti in questione ma nel suo numero, circa centocinquanta pezzi, praticamente il necessario per equipaggiare ameno una compagnia. Si tratta … Continua a leggere

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Ritrovati i resti del cadavere di un soldato tedesco ucciso a Velletri nel 1944

5 maggio 2015, ore 9,30

Dopo un anno di ricerche tramite foto e testimonianze, descritte nel mio ultimo libro –La Battaglia di Velletri- iniziano le operazioni di scavo. Si comincia con una scansione preliminare dell’area con l’uso di un metaldetector di profondità alla ricerca di ulteriori conferme del punto, già individuato grazie alla precedente ricerca con georadar.

Si focalizza una massa ferrosa abbastanza interessante che avvalora l’ipotesi di ricerca. Dopo la prima mezz’ora di scavi, eseguiti con un piccolo scavatore bobcat, vengono rinvenuti i primi frammenti ossei tra cui parte di un’arcata dentale completa di denti e si preferisce proseguire manualmente. I ritrovamenti che seguono, per la loro disomogeneità, fanno presumere che i resti siano parzialmente o totalmente stati mischiati e frantumati, da scavi successivi alla sepoltura, effettuati anni addietro per la posa di servizi e tubazioni, in cui per oscuri motivi non si è proceduto alla raccolta dei resti umani in oggetto.

Verso le 14,00 vengono rinvenuti, a fianco delle ossa di un piede, due caricatori di munizioni calibro 9 parabellum appartenenti ad un mitragliatore tedesco MP40 in dotazione ai sottufficiali. Viene anche rinvenuto un piccolo contenitore tedesco di bachelite datato 1941 contenente Losantine; una pasta bianca che i soldati tedeschi spalmavano all’occorrenza sui margini della gomma della maschera antigas prima di indossarla. Le operazioni di scavo proseguono fino alle ore 15,30 quando si decide di interrompere le ricerche.

Nonostante i continui tentativi di indagine con metaldetectors professionali non è stato possibile rinvenire il piastrino di riconoscimento metallico del soldato che avrebbe sicuramente aiutato ad identificare le generalità del caduto. Il Direttore del Cimitero tedesco di Pomezia, Filippo Contino, osservando i denti rinvenuti azzarda che possa trattarsi di un trentacinquenne.

Altri oggetti, visibili nelle fotografie d’epoca, che si sarebbero potuti trovare assieme ai resti umani erano, l’elmetto e la paletta individuale, ma non esiste la certezza che siano stati messi in buca. L’elmetto potrebbe essere stato messo all’esterno, su un paletto, in prossimità della sepoltura con l’intento di segnarla e successivamente impudentemente rimosso all’epoca da ignoti. La paletta potrebbe essere stata mantenuta all’esterno per lasciarla ad uso di civili. La piastrina di riconoscimento potrebbe essere rimasta all’interno del taschino della giacca (pratica a volte diffusa quando il soldato non gradiva tenerla al collo) che purtroppo fu depredata, a giudicare dalle fotografie, assieme alle scarpe e alla cintura dei pantaloni da sciacalli che durante il conflitto depredavano i morti di quanto non poteva più essere loro necessario.

Paolo Carotenuto

Articoli di giornali:

http://www.ilcaffe.tv/articolo/13450/ritrovati-i-resti-del-cadavere-di-un-soldato-tedesco-ucciso-a-velletri-nel-1944

Velletri – Eccezionale ritrovamento in piazza Garibaldi: resti umani sotto i sampietrini. Risalgono alla 2^ Guerra Mondiale?

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Goumiers ai Castelli Romani

L’ultimo ritrovamento effettuato in zona Castelli Romani, un piastrino di riconoscimento francese da polso, ha aggiunto un’ulteriore tassello alle prove che certificano il passaggio del Corpo di Spedizione Francese, al seguito degli americani, i famigerati “Goumiers”, nel nostro territorio.

Il piastrino porta il nome di Leroy Charles di Coulommiers, del 1918, matricola 1081. E’ noto che i soldati nord africani erano comandati da ufficiali francesi.

 

 

 

Le prime segnalazioni risalgono a qualche anno fa, inizialmente erano stati rinvenuti bossoli di 7,5 x 54 MAS, poi seguirono i ritrovamenti di alcuni bottoni con la dicitura “equipements militaires”, indubbiamente di militari con equipaggiamento francese.

 

Un anno fa abbiamo individuato una buca con presenza di alcuni caricatori di 8x50R Lebel, in pessime condizioni, la foto è presa su internet da “exordinanza.net”.

Ma la prova più inconfutabile e nello stesso tempo più triste l’abbiamo trovata in un articolo di Stefano Paolucci, storico locale, sul mensile “Il Tuscolo”.

Il Paolucci, svolgendo alcune ricerche presso l’Archivio Centrale dello Stato all’Eur si è imbattuto in alcuni documenti classificati “top secret” che riguardavano denunce alle autorità alleate, redatte dai Carabinieri, che riferivano di violenze carnali subite da donne, in alcuni casi bambine, a Grottaferrata, Frascati, Rocca Priora e Velletri. A comprova presenta un documento, del 9 giugno 1944, che riporta di uno stupro avvenuto alla periferia sud di Grottaferrata.

Nello stesso articolo viene scritto che quello pubblicato è uno dei tanti documenti che attesta il tragico passaggio di queste truppe che transitarono nel nostro territorio.

Fortunatamente queste militari furono fermati a sud di Roma e furono rischierati sulla linea Gotica a sud di Siena, dove portarono altri disastri.

Non stiamo qui a elencare i danni compiuti da queste “milizie” che oltre agli stupri furono violenze, furti, omicidi etc, quello che interessa a noi, per ora, è dare una collocazione storica a questi ritrovamenti.

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Distintivo del Ventennio

Veramente raro ritrovamento effettuato a sud di Roma del quale però dare una datazione è un’impresa ardua direi “ardita”.

In realtà gli arditi nascono nella I° Guerra Mondiale, erano una specialità dell’arma di fanteria del Regio Esercito e sembra che siano stati tra gli artefici dello sfondamento sul Piave nel 1918.

Fra le due guerre venne costituita l’Associazione Nazionale Arditi d’Italia (ANAI) e la maggioranza degli iscritti aderì al fascismo convogliando nella Federazione Nazionale Arditi d’Italia (FNAI).

Dopo il 25 luglio 1943, vengono create delle squadre d’azione composte da volontari che portavano i nomi delle vecchie squadre d’azione dei primi anni dello squadrismo milanese, tra esse appunto la “me ne frego”, motto dannunziano come segno identificativo.

Il distintivo è in metallo, con il fondo della scritta smaltato nero. E’ ovale sormontato da un teschio che regge una baionetta tra i denti, simbologia abbastanza comune per l’epoca. Non ha nessun marchio di fabbrica.

Il problema è, come è stato accennato, attribuirne una datazione, infatti l’oggetto rimane praticamente in uso dagli ultimi anni della Grande Guerra fino alla costituzione della RSI.

Stefano.

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Anello aereonautica corso Rex

Questo eccezionale ritrovamento riguarda un anello in oro su supporto in ottone che rappresenta il corso Rex della Regia Aeronautica e che verosimilmente veniva assegnato a chi portava a termine il corso.

La Regia Aeronautica nasce nel 1923 presso l’Accademia Navale di Livorno, nel 1926 viene trasferita a Caserta, nel Palazzo Reale, dove rimase fino al 1943. Attualmente si trova a Pozzuoli (Na).

Il primo comandante e fondatore dell’Accademia fu il Capitano di Vascello Giulio Valli che ebbe l’idea di nominare i corsi con nomi che seguivano l’ordine alfabetico, il Rex fu il 14° corso nel 1936, ma dal 1956 il nome Rex fu modificato in Rostro, questo perché non c’era più il Re, anche il motto che lo seguiva da “Altitudinis” divenne “rostro adversa frango”.

 

Brano estratto da un articolo di Mario Arpino, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare e capo di Stato Maggiore della Difesa fino al 2001:

Noi, iniziatori della seconda serie con la lettera “R” ed il colore rosso, siamo entrati in Accademia, a Nisida, il 28 ottobre 1956 e sei mesi dopo abbiamo giurato sul lungomare di via Caracciolo. Ma non siamo il Rex 2°, siamo il Rostro. L’orifiamma non ha portato in alto nel cielo il motto “rex altitudinis”, uguale al precedente, ma “rostro adversa frango”. Perché? Non lo sappiamo, una vera spiegazione nessuno ha mai saputo o voluto darcela. “Perché ora c’è la Repubblica”, si diceva allora, sommessamente. Ma c’è qualcuno che è preposto a decidere o confermare il nome dei corsi? Nessuno, dopo il Capitano di Vascello Giulio Valli. La tradizione continua da sé, nessuno può avere titolo ad interromperla. Eppure, nel 1956 qualcuno si è preso questa briga, e lo ha fatto.

 

L’anello riporta con disegni stilizzati, su una base rappresentante lo scudo sabaudo, sulla sinistra l’aquila simbolo aeronautico, la corona reale ed il bastone di comando, con sotto il motto “Rex altitudinis”, sulla destra quattro fasci riuniti quale simbolo della stretta unione che lega fra loro le quattro sezioni componenti il corso e il nome del corso Rex. A destra in basso compare un XV in numeri romani che dovrebbe indicare il quindicesimo anno dell’Era Fascista cioè 28 ottobre 1936-27 ottobre 1937. All’interno si distingue il simbolo dell’oro 750.

 

E’ inutile sottolineare l’unicità di questo ritrovamento, basti sapere che al I° corso Rex si presentarono 304 allievi, 236 furono promossi e circa 90 caddero in azione.

Stefano.

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Velletri 1944 – 2014

 Velletri 1944 – 2014

L’Associazione ha il piacere di comunicare l’inaugurazione della mostra fotografica

 riguardante la liberazione di Velletri e la battaglia che aprì le porte per Roma alla Quinta Armata Americana.

Nell’ambito della mostra è possibile visionare filmati d’epoca, uniformi e numerosi reperti dei vari eserciti

a testimonianza dei fatti avvenuti in zona.

Nell’occasione verrà presentato l’ultimo libro di Paolo Carotenuto, nuovo socio Alaris.

Il libro è un totale rifacimento dell’edizione precedente, con l’aggiunta di una serie di notizie “fresche”

 sempre confortate da testimonianze da parte di coloro che parteciparono, in prima persona, ai combattimenti

 che avvennero in quei giorni e a interviste ad anziani del luogo.

Interessante è l’apparato iconografico, con la presenza di oltre 270 fotografie in gran parte inedite.

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ELMETTO PARACADUTISTA TEDESCO FALLSCHIRMJAGER

 

 

Le foto che seguono riguardano la storia e il conseguente restauro di un ritrovamento eccezionale quanto fortuito avvenuto in zona Castelli Romani.

 

Trattasi di un elmetto da paracadutista tedesco probabilmente appartenuto a un soldato del 12° reggimento della 4° divisione Fallschirmjager inquadrata nel I° Corpo Fallschirmjager della Luftwaffe.
Questa identificazione non è stata difficile effettuarla poiché proprio questo reggimento ha costituito la retroguardia alle truppe tedesche che, dopo lo sfondamento dei fronti di Cassino e Anzio, si stavano rapidamente ritirando verso Roma per attraversarla e risalire verso nord.
In realtà il ritrovamento non è stato proprio un caso perché un nostro socio, Fabio, si diletta a studiare tutti i movimenti e soprattutto gli accampamenti delle varie truppe italo-tedesche e alleate nelle operazioni inerenti alle zone che hanno coinvolto i territori a sud di Roma negli anni 1943 e 1944.
Oltre alle solite ricerche bibliografiche e cartografiche, Fabio, si avvale di testimonianze cercate direttamente sui luoghi interessati e soprattutto studia  a fondo Google Maps, per cercare di capire come si sono evoluti i vari spostamenti.
Ad esempio ormai è risaputo che le truppe prediligevano, per i propri accampamenti, zone con copertura vegetativa, tipo foreste o pinete.
Proprio a seguito di una di queste ricerche, il nostro Socio, aveva intuito quale poteva essere stato il percorso seguito da 12° reggimento Fallschirmjager per potersi sganciare dalle truppe inseguitrici della 36° divisione USA Texas.
Abbiamo svolto più di una ricognizione lungo questo percorso senza risultati eclatanti, ma comunque le tracce erano abbastanza chiare e denotavano rapide scaramucce e brevi stazionamenti delle varie truppe impegnate.
In una di queste ultime ricognizioni veniva però trovata una fibbia Luftwaffe da cintura,
il che ci spingeva a compiere ricerche più minuziose. Ed è in una di queste che un’altro dei membri della “squadra”, Stefano, effettuava il ritrovamento in esame: elmetto Fallschirmjager mimetizzato “Italia”.

Chiaramente è stata eseguita un’indagine approfondita del luogo ma senza risultati rimarchevoli.  L’oggetto in esame, a prima vista si presentava piuttosto malandato con forte presenza di ruggine e completamente incrostato di terra e fango.Si iniziava con un primo lavaggio, specialmente all’interno, che evidenziava la presenza del cerchione e di alcune delle protezioni in gomma,le parti mancanti venivano ritrovate nella terra circostante.

Si proseguiva quindi con l’immersione in acido ossalico, un cucchiaio per ogni litro di acqua tiepida, un giorno e una notte, forse troppo, unitamente a saltuarie morbide spazzolate.

 L’eccessivo bagno in ossalico creava una falsa patina giallastra che veniva però eliminata con un opportuno lavaggio e ammollo in acqua e bicarbonato, sempre un cucchiaio per litro di acqua.

A elmetto asciutto si riapplicavano le parti di gomma mancanti con uso di Loctite e quindi il guscio veniva verniciato con spray trasparente opaco, per fissare il restauro e preservarlo nel tempo.

Il risultato è a dir poco emozionante, internamente purtroppo è presente il segno del tempo, mentre all’esterno si distingue chiaramente il colore originale con la sovrapposizione di vernici mimetiche, tipo zimmerit, con i classici colori utilizzati sul territorio italiano.

Stefano

 

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Il MISTERO RISOLTO DEL CARTELLO “ROMA”

La foto del cartello forato.

Militari USA che portano via il cartello forato.

Il secondo cartello conservato negli USA, sempre presso "The Citadel", con i riferimenti delle frecce rosse in corrispondenza dei fori i proiettile: è proprio lui.

Il cartello "Roma" esposto alla mostra.Foto inviata da Mario Botti.

Grande iniziativa del nostro vicepresidente Alessandro Bianchini
che con il suo fiuto da investigatore ha risolto uno dei misteri riguardanti
il cartello con la scritta Roma asportato dagli americani dopo la presa di Roma nel 1944, ed esposto alla mostra di Piazza Venezia.

Tutto ebbe inizio quando Mark Wayne Clark, comandante della V Armata USA si volle far immortalare con il generale Keyes e il generale Frederick accanto al cartello in questione.
In quel preciso istante un cecchino sparo’ mancando i bersagli ma centrando in pieno il cartello come immortalato in numerose fotografie.

Ma qualche tempo fa’ alla mostra militaria di piazza Venezia a Roma venne esposto un cartello che non recava i fori degli spari.

Da qui il nostro Sherlock Holmes di Alaris si mette alla ricerca del cartello sforacchiato,
e dopo varie ricerche scopre che il vero cartello si trova presso la scuola militare “Citadel”
nel South Carolina.
dopo alcuni scambi di corrispondenza la soluzione del mistero, i cartelli erano 2
e quello esposto a Roma non era quello nella foto storica.
grazie al Bianchini uno dei misteri della mostra di piazza Venezia è stato risolto……

 

 

 

 

 

 

(articolo tratto da Historiamilitaria.it)
articolo completo su http://digilander.libero.it/historiamilitaria5/cartello.htm

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