Storia di un Ufficiale Italiano nella Seconda Guerra Mondiale


Questa che segue è la storia di un soldato italiano, divenuto ufficiale alcuni anni prima della Seconda Guerra Mondiale, il resoconto è stato fedelmente ricostruito sulla base di documentazione ufficiale e a seguito di corrispondenza dello stesso soldato. Carteggio rinvenuto dopo la sua morte.

Parliamo del soldato Hajnal Zoltan nato a Fiume il 29 agosto 1904. Dal suo Stato di Servizio della Repubblica Italiana, Distretto Militare di Venezia, del 22 gennaio 1949, abbiamo evidenziato i passi salienti:

3 gennaio 1925 arruolato come soldato di leva.

5 settembre 1925 inviato come A.U.C., Allievo Ufficiale di Complemento, alla scuola di Artiglieria Contraerea di Bra.

15 dicembre 1925 diviene Caporale.

15 marzo 1926 diviene Sergente.

26 giugno 1926 promosso Sottotenente di complemento al 1° Gruppo Contraerea.

30 settembre 1926 congedato e inviato al Distretto Militare di Trieste.

7 giugno 1934 richiamato alle armi per istruzione.

25 marzo 1935 promosso Tenente.

Dal 5 al 19 settembre 1939 richiamato alle armi per istruzione.

26 febbraio 1941 richiamato in servizio per esigenze eccezionali e assegnato al LXI Gruppo Artiglieria Contraerea.

8 aprile 1941 imbarcato a Bari per l’Albania.

Dall’8 al 23 aprile 1941 ha partecipato ad operazioni di guerra alla frontiera Greco-Albanese col LXI gruppo da 76/40.

7 dicembre 1941 diviene Capitano con uno stipendio di 14.700 lire.

5 gennaio 1942 trasferito al Quartiere Generale Comando Superiore FF.AA. Grecia.

Dal 18 novembre 1942 all’8 settembre 1943 ha partecipato ad operazioni di guerra nello Scacchiere Mediterraneo al Quartiere Generale dell’11° Armata

 

 


 

Questa medaglia non è ufficiale, venne fatta coniare dalle famiglie dei combattenti a ricordo dell’occupazione della Grecia.

 

 

16 settembre 1943 prigioniero di guerra dei tedeschi ad Atene. Tradotto in Germania.

Nel 1944 rientra in Italia e alla fine della guerra, il 12 maggio 1948, in sede di Giudizio Discriminatorio, gli vengono inflitti 10 gg. di A.S. (Arresto Semplice) con la motivazione di aver aderito alla R.S.I. Repubblica Sociale Italiana, la pena viene comunque condonata per Decreto Presidenziale n° 10 del 24 giugno 1946.

In ogni caso il nostro soldato riuscirà a dimostrare di essere stato costretto ad aderire per validi motivi di salute e quindi poter tornare in Italia per curarsi.

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riportiamo sinteticamente quanto scritto in una lettera inviata dal Capitano Zoltan al Comando Presidio Militare di Venezia il 14 luglio 1946, corredata da documentazione allegata, proprio per giustificare la sua parziale e momentanea adesione alla R.S.I. per “gravi motivi di salute”:

L’8 settembre 1943 a seguito del Radioproclama del Generale Badoglio, da parte tedesca viene notificato che tutti gli ufficiali italiani sarebbero stati concentrati in Italia, a comprova di ciò gli veniva lasciato l’armamento personale. Il 16 settembre la tradotta con circa 1000 ufficiali arrivava al confine con l’Ungheria e qui veniva comunicato che il paese non permetteva il transito di tradotte armate, con l’inganno gli italiani venivano disarmati e la tradotta proseguiva per Linz dove avrebbe dovuto deviare per il Brennero.

Interessante è il fatto che il Capitano Zoltan conosceva perfettamente l’ungherese e parlando con alcuni ferrovieri alla stazione di confine, aveva capito che sicuramente i tedeschi li avrebbero disarmati, ma per evitare un bagno di sangue, d’accordo con gli altri ufficiali, si vide costretto ad accettare la situazione.

A Linz si materializzava l’illusione e la tradotta dirigeva verso nord, attraverso tutta la Germania, fino a Stablack (Koeningsberg).

Piastrino originale del Capitano Zoltan

Lo Stalag 1 A corrisponde al campo d’internamento di Stablack, Prussia Orientale, e prese il nome dalla stazione di Stablack. Durante la guerra, dal 1939, nel campo furono rinchiusi circa 47.000 polacchi, 35.000 francesi, 23.000 belgi, dopo il 1941 30.000 russi, poi italiani e inglesi. Nel 45 con l’arrivo dei russi i prigionieri rimasti furono spostati verso occidente, ma purtroppo una parte rimase in custodia dei russi per altri sei mesi.

Da questo momento in poi è un susseguirsi di spostamenti in vari campi di concentramento, Beniaminov (Varsavia), Bikulice (Przemysl), Norimberg.

 

 

 

 

 

 

 

Nel frattempo la salute del nostro ufficiale subiva un forte deterioramento, in modo particolare gli veniva diagnosticato uno stato di avanzato congelamento alle mani.

A questo punto il Capitano si vedeva costretto ad una parziale adesione alla R.S.I., in modo particolare si impegnava a non combattere i tedeschi, pur di riuscire a rientrare in Italia per curarsi.

In Italia veniva sottoposto a svariate visite a Bologna, Ospedale Militare di Abbazia, ed infine all’Ospedale Militare di Trieste la commissione medica lo dichiarava abile per 6/10.

Dopo ulteriori peripezie venne messo in congedo dal Distretto Militare di Fiume.

 

 

 


 

 

Nella sua lettera al Presidio Militare di Venezia del 14 luglio 1946, scrive testualmente: …tengo a precisare che la mia adesione (alla R.S.I.) era soltanto formale senza alcuna intenzione di collaborazione in nessuna forma… e precisa che è riuscito a:

– non prestare un solo giorno di servizio militare dopo l’8 settembre 1943

– non frequentare nessun corso di addestramento in Germania, rimanendo sempre in qualità di internato militare

– non prestare mai giuramento

– esimersi da qualsiasi atto di collaborazione anche da civile (organizzazione Todt) che avrebbe potuto essere del benché minimo valore.

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non entriamo nel merito di questa condensata storia riportata utilizzando documenti d’epoca, non vogliamo giudicarla ma solo raccontarla, certi che disgraziatamente, con sfumature diverse, sia stata simile per molti soldati italiani. Purtroppo è storia che dopo l’8 settembre 1943 molti soldati si sono trovati sbandati e senza ordini e malauguratamente molti di costoro furono internati in Germania come forza lavoro e molti altri, come la Divisione Aqui, sono stati sterminati pur non avendo nessuna responsabilità diretta.

 

Stefano

 

p.s. il materiale qui pubblicato è stato restituito al legittimo proprietario al fine di conservarlo per futura memoria.

 

 

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